“Nel mio Molise c’è un mio tempo che pensavo fosse vuoto. In quel tempo di domande, andai via per l’assenza di risposte.

Ora sono qui, vicino a quattro o cinque case di pietra, in una di quelle vallette che appaiono dopo una curva, alla fine di una discesa o appena superato il valico breve di un percorso che odora di bosco e di campagna. Dopo tanto mondo, ora che sono qui, mi sembra che oltre la quercia che segna il limite ci sia tutto il mondo che volevo trovare.

Vedo la quercia e il faggio, il loro profilo e il loro colore e la loro presenza che mi restituiscono il senso stesso dell’essere nobile. Sento il sapore delle scamorze fatte così fra queste quattro case e ho la misura del rito che porta oltre il cibo e scandisce una qualità che fa desiderare che così eternamente sia.

Le scamorze di Angelo si fanno religiosamente al martedì e al sabato perché le venti vacche non permettono una produzione maggiore. Davide ha suggerito che le mangiassimo ancora calde per sentire la “gommosità” del prodotto quando è ancora acerbo, volendo con ciò proporre una qualità reale della scamorza come variante di un’altra qualità in fieri e non come un difetto da correggere.

Ritornando verso Isernia sembrava che il paesaggio si fosse allungato come se il percorso di andata verso un obiettivo ignoto, fosse diventato, al ritorno, i molti nomi della nostalgia.”

Con il progetto “I Nomi di Isernia”, NOMENOMEN si propone di dare i nomi al tempo del territorio della provincia di Isernia e di coinvolgere nel racconto tutti coloro che abbiano lo stesso desiderio.

Il nome è significato. Dar nome al territorio significa mostrarne le valenze.”

Franco Avicolli